Accadde Oggi Guerra del Golfo termina il 28 febbraio 1991

Accadde Oggi Guerra del Golfo termina il 28 febbraio 1991. La Guerra del Golfo fu il primo atto delle ostilità fra il dittatore iracheno Saddam Hussein, detto il “Rais ” (il presidente) e la Coalizione di 30 Paesi capeggiati dagli Stati Uniti sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ebbe luogo nei territori di Iraq e Kuwait tra il 2 agosto 1990 e il 28 febbraio 1991.

Nel settembre 1980 Saddam Hussein condusse il Paese in guerra contro il confinante Iran allo scopo di allargare i confini e aumentare il potere rispetto a estrazione ed esportazione del petrolio. La guerra tra Iraq e Iran finì nel 1988.

Hussein uscì dal conflitto senza aver ottenuto quanto sperato e, in più, con un ingente debito con Kuwait e Emirati Arabi contratto per l’acquisto delle armi utilizzate nella guerra contro Teheran.

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A seguire, i creditori contravvennero alle direttive dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) superando le quote di produzione di greggio e facendo crollare così il prezzo del petrolio.

Saddam rispose che avrebbe tollerato tale azione solo se avesse ottenuto in cambio:

  • la cancellazione del debito di guerra;
  • la cessione a suo favore di un giacimento sul confine e di alcune isole strategiche.

Il Kuwait rispose negativamente a queste richieste guadagnandosi l’invasione irachena che partì il 2 agosto del 1990.

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L’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein venne subito condannata dalle Nazioni Unite che risposero imponendo il ritiro delle truppe irachene entro il 15 gennaio del 1991.

Seguì l’operazione “Desert Shield” ovvero “Scudo nel deserto”, diretta dall’allora presidente statunitense George W. Bush. Un intervento, datato 7 agosto 1990, volto a prevenire l’invasione irachena dell’Arabia Saudita, paese alleato nonché fornitore di petrolio degli Usa.

A distanza di tre mesi, il 29 novembre del 1990, l’Onu lanciò un nuovo ultimatum secondo il quale, qualora Saddam non si fosse ritirato dal Kuwait entro il 15 gennaio del 1991, insieme alle sanzioni e alla condanna, si sarebbe legittimato l’uso della forza contro l’Iraq.

Intanto, si definirono gli schieramenti. Da una parte l’Iraq di Saddam Hussein appoggiato da Gheddafi  (Libia) e Arafat (Organizzazione per la liberazione della Palestina, OLP), con l’Iran neutrale dopo la pace stipulata a fine del conflitto degli anni Ottanta.

Dall’altra parte la Coalizione guidata dagli Stati Uniti d’America in cui convogliano oltre 30 Paesi del mondo fra cui anche Francia, Germania e Italia. L’Italia partecipò al conflitto in 4 interventi dell’operazione “Golfo 2”, con la sua Marina militare.

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Mentre si avvicinava la scadenza dell’ultimatum Onu, l’Iraq chiuse le proprie frontiere, con stranieri e diplomatici bloccati e usati dal Rais come “scudi umani”. Il 16 gennaio del 1991, all’indomani dell’ultimatum, disatteso, la Coalizione fece scattare l’operazione “Desert Storm” o “Tempesta nel deserto”, la più imponente operazione alleata dal 1945 in poi.

Si contarono infatti circa 1000 uscite al giorno, venne bombardata fortemente la città di Baghdad, si combatté in aria e in terra. La missione contro l’Iraq di Hussein constò di tre fasi:

  1. la soppressione delle difese con il conseguente controllo di spazio aereo, linee di trasporto e posti di comando;
  2. la disabilitazione dell’esercito iracheno attraverso l’abbattimento delle infrastrutture demandate ai combattimenti e non solo;
  3. il combattimento diretto con le forze irachene a quel punto decimate e indebolite dalla resistenza alle due fasi precedenti.

Il 13 febbraio del 1991 due bombe intelligenti della Coalizione andarono a colpire un presunto centro militare di comunicazione uccidendo 400 persone. Più avanti gli iracheni denunciarono l’accaduto spiegando come il luogo attaccato fosse un rifugio civile.

Documenti successivi dimostrarono che il sito era adibito a entrambe le finalità presunte dall’una e dall’altra parte.

Saddam rispose con il lancio di missili Scud sulle basi della Coalizione in Arabia Saudita e Israele, sperando di trascinare questo ultimo in guerra. Non accadde: Israele non rispose nel timore di trascinare tutti gli stati arabi delle Coalizione in guerra (solo la Giordania, infatti, si era dichiarata neutrale).

Il 22 febbraio del 1991 l’ONU lanciò un nuovo ultimatum per il ritiro definitivo di Saddam dal Kuwait. Quattro giorni dopo, mentre la Coalizione era penetrata nel Kuwait, Saddam batté in ritirata.

Il Rais, però, diede ai suoi l’ordine di incendiare tutti i pozzi petroliferi sulla strada del rientro in patria. Questo ultimo atto di belligeranza causò la cosiddetta “Autostrada della morte”: le forze irachene in ritirata furono bombardate dalla Coalizione fino a oltre 200 chilometri da Baghdad.

Il 28 febbraio 1991 Bush dichiarò la liberazione del Kuwait e la fine della guerra. Il 3 marzo l’Iraq firmò il cessate il fuoco, accettò il disarmo e le pesanti sanzioni economiche inflitte dalle Nazioni Unite.

Al termine della Guerra del Golfo, poi, la palla passò nelle mani dei Curdi Sciiti (etnia in contrapposizione ai Sunniti di Saddam) che si sarebbero impegnati nel rovesciare la dittatura di Hussein.

Tuttavia, non solo questa rivoluzione non accade mai, ma anzi Hussein riprese il potere, reprimendo le rivolte con l’uso di armi chimiche e reinserendo la Sharia nel sistema legislativo del Paese.

All’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, anche Hussein entrò nel mirino di George W. Bush. Gli Stati Uniti, infatti, a causa del possesso di Hussein di armi di distruzioni di massa e per i suoi contatti con Al Qaida (fattori poi smentiti ufficialmente) si lanciarono in un secondo atto della guerra contro l’Iraq (Iraqi Freedom, dal 20 marzo 2003).

Questo conflitto condusse alla cattura di Hussein il 13 dicembre 2003. Il Rais, infine, fu processato e condannato a morte per crimini contro l’umanità. La sua impiccagione, il 30 dicembre del 2006, mise fine a un gravissimo capitolo della storia mondiale.

Fonte: biografieonline.it

Foto di style.corriere.it