Sex toy scopriamoli com’erano nelle antiche civiltà

Sex toy scopriamoli com’erano nelle antiche civiltà. In un articolo di Focus si illustrano i giocattoli sessuali utilizzati nelle antiche civiltà dove la sessualità era quasi un’arma per far cessare la guerra, infatti sembra che ci sia stato addirittura ‘uno sciopero del sesso”, postiamo l’intero articolo per conoscere i misteri degli antichi all’ombra dei talami nuziali e non.

Da Focus: ””Da quando i Milesi ci hanno tradito non ho visto più nemmeno un olisbo da otto dita a darci un po’di sollievo”, lamentano le mogli ateniesi nella commedia Lisistrata di Aristofane (V secolo a.C.), invocando lo “sciopero del sesso” per convincere i mariti lontani a far cessare la Guerra del Peloponneso. Una battuta comica allusiva a un mondo “alla rovescia”, dove le donne comandano gli uomini, e non viceversa, che è anche un primato: è la prima testimonianza scritta del più famoso giocattolo sessuale dell’antichità.

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FALLI IN PIETRA. L’ólisbos (dal verbo ólisthánein, “scivolare”) era infatti un membro maschile, lungo 8 dita (cioè 15 cm), di cuoio prodotto nella città ionica di Mileto (oggi in Turchia), che veniva lubrificato con l’olio d’oliva. Un “utensile” che sembrerebbe nato con l’umanità stessa, a giudicare dal ritrovamento di falli di pietra a grandezza naturale in alcuni siti archeologici preistorici come la grotta di Hohle Fels (Germania) e il sito mesolitico di Motale (Svezia). Le sculture votive erano probabilmente usate come “gingilli intimi”, e oggi testimoniano che la sessualità dei nostri antenati ha molto in comune con la nostra. Indagare sul passato degli oggetti di piacere getta luce sulla millenaria storia della sessualità in Oriente e in Occidente. E riserva sorprese clamorose.

Austeri, nerboruti, più interessati alla caccia o alla guerra che ai festini “a luci rosse”. È questa è la visione tradizionale delle antiche civiltà stampata nell’immaginario collettivo. Ma è sbagliata: “L’uomo primitivo era puro e libero, sfogava i suoi istinti sessuali con animali, o cose o donne senza problemi”, sosteneva lo psichiatra Ferruccio Antonelli, pioniere della medicina psicosomatica. Per diverse civiltà precristiane il sesso era l’atto naturale, compiuto dagli dèi, dal quale era nato il mondo. Secondo la mitologia sumera, il dio Enki avrebbe creato i fiumi Tigri e Eufrate con un atto di autoerotismo, eiaculando. Nello stesso modo il demiurgo divino egizio RaAtum avrebbe generato la coppia divina Sciu (l’Aria) e Tefnut (l’Aria umida). E se i graffiti egizi testimoniano l’uso di peni artificiali, le fonti più esplicite sul loro uso rimandano al mondo greco.

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MOGLI INSODDISFATTE. Per i Greci, infatti, questo oggetto era il trastullo di vedove, mogli insoddisfatte e delle donne dell’isola di Lesbo. Era inoltre usato delle cortigiane durante le orge. «L’impiego degli ólisbos è raffigurato sulle pitture erotiche, su anfore e coppe da vino, dette kántharos, che circolavano nei tradizionali simposi maschili greci.

Non era necessariamente indicatore di omosessualità femminile – i termini “omosessuale” e “eterosessuale” furono coniati dallo scrittore ungherese Károly Mária  Kertbeny nel 1869 – ma si estendeva a situazioni di sesso di gruppo tra uomini», precisa la storica francese Sandra Boehringer, docente all’Università di Strasburgo.

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Questa “tradizione” fu poi ereditata dai Romani: l’allegro uso del “pene di cuoio” (penis coriaceus) è testimoniato da rappresentazioni dei giochi sessuali sulle mura di Pompei. Si è ipotizzato che l’utilizzo del pene finto fosse una pratica anche per le sacerdotesse del superdotato Priapo, dio (greco e romano) della fecondità maschile. Le donne, nei riti misterici notturni, facevano a meno della presenza maschile perché bastava loro “la virtù più grossa del dio”.

DA PIACERE A PECCATO. Con il cristianesimo cambiò tutto, almeno in Occidente, dove ci fu una svolta sessuofoba. Come affermò lo storico medievalista francese Jacques Le Goff, la svolta trasformò “il piacere in peccato”, condannando i rapporti saffici tra suore che facevano uso di strumenti artificiali (il sesso “per machinam“) a sette anni di penitenza. In Oriente si respirava un clima ben diverso, sia per il sesso che per i sex toys. Il celebre Kama Sutra (sutra, “trattato”, kama, “amore”) scritto in sanscrito dal filosofo bramino Vatsyayana nel 300 d.C. circa, consiglia agli uomini impossibilitati a soddisfare la vogliosa hastini, la donna elefante – una delle tipologie femminili della tradizione indù – di “ricorrere a mezzi per eccitare la sua passione”, come il kanchuka, una protesi taglia XXL.

Ma il nobel della fantasia spetta al Celeste impero cinese dove, nel periodo tra le dinastie Han e Ming (220 a.C.-1644) dominava il taoismo, per il quale l’uso di svariati oggetti “di piacere” non era associato a colpe, né a vergogna. Anzi. «Nella filosofia taoista l’amplesso equivaleva al processo creativo cosmico», spiega il sessuologo cinese Pan Suiming. «Le secrezioni intime femminili (Ying) rafforzavano la forza vitale maschile (Yang), che col tempo diminuisce». Il manuale erotico L’arte della camera da letto, scritto circa duemila anni fa, spiega infatti agli uomini come soddisfare più partner possibili senza eiaculare, riccorrendo ad accessori come anelli “ritardanti” maschili e falli di avorio per le penetrazioni.

Perfino nel pudico Giappone gli scabrosi shunga – xilografie erotiche di moda nel periodo Edo (XVII secolo) e usate per istruire sessualmente le giovani spose – si vedono giocattoli erotici come l’harigata, una protesi indossabile, e le rin no tama (“campanelline tintinnanti”), ovvero le “palline da geisha”.

Queste ultime, in argento, erano legate a un nastro di seta, e venivano infilate nelle parti intime femminili prima del rapporto per esaltare il piacere sessuale reciproco.

Nel mondo turco-ottomano della stessa epoca, i peni posticci venivano usati come aiuto per deflorare le vergini senza sporcarsi con il sangue considerato impuro. O per sostituire i facoltosi mariti sessualmente incapaci di soddisfare tutte le donne dell’harem. Proprio dal più libertino Oriente i falli artificiali proibiti tornarono in Occidente grazie agli scambi commerciali, passando per Venezia. Ma cambiarono aspetto e nome: presero i nomi dildo (dal latino dilectum, “piacere”) o godimichè (da gaude mihi, “rallegrami”). I dildo italiani – in vetro e citati anche da William Shakespeare nell’Atto IV del Racconto d’inverno (1611) – erano vietati alla corte inglese e, se scoperti, come accadde nel 1670 allo scandaloso poeta John Wilmot, duca di Rochester, confiscati e bruciati. 

IL BOOM DEL SADOMASO. Parallelamente, i lunghi viaggi per mare spianarono la strada ad altri giocattoli sessuali. Come le dames de voyage (antesignane delle bambole gonfiabili): fantocci di paglia vestiti di stracci dalle sembianze femminili, inventati dai marinai olandesi durante il perido dell’impero coloniale, per sfogare le loro fantasie e combattere l’astinenza sessuale. Nei secoli successivi il “parco giocattoli” fu arricchito dal boom del sadomaso, con il suo corredo di fruste, bende, manette e accessori da spanking (la sculacciata erotica), seguito alla pubblicazione, nel 1791, dell’opera La nuova Justine, o le disavventure della virtù del marchese de Sade. Quanto al bondage, pratica basata sulla costrizione fisica, risale probabilmente ai Medi, antico popolo iranico del VI secolo a.C.

VIBRATORI ANTIANSIA. Ma fu nel XIX secolo, con i progressi tecnologici dovuti anche alla Rivoluzione industriale, che gli antenati dei sex toys moderni videro la luce. Come la bambola di gomma vulcanizzata, brevettata da Charles Goodyear nel 1844 e poi venduta per corrispondenza al prezzo di 3.000 franchi, o i vibratori la cui incredibile genesi è raccontata, con alcune ricostruzioni fantasiose, anche dal film Hysteria (2011). I falli meccanici nacquero in Francia in varie versioni: con meccanismo a molla (Tremoussoir, 1734), a manovella (Dr Macauras’s Pulsocon, 1880), a vapore (Manipulator, 1869) ed elettromagnetici (Granville’s Hammer, 1883).

Ma la cosa più curiosa è l’uso che inizialmente ne fu fatto: erano infatti impiegati a scopo medico e non erotico. I vibratori erano consigliati alle donne per combattere l’ansia, l’insonnia, il mal di schiena, e perfino i chili di troppo: in tal senso erano pubblicizzati sulle riviste femminili, tra le quali il mensile americano Woman’s Home Companion.

L’uso sessuale, hanno ricostruito gli storici, si affermò solo dopo l’uscita delle prime pellicole pornografiche (come il corto muto Saffo e Priapo, del 1911), in cui per la prima volta i massaggi intimi furono pubblicamente associati a pratiche erotiche. In tempi in cui la morale confinava il sesso, per le donne, all’interno del matrimonio e con il solo scopo procreativo, i vibratori smisero gli onorevoli panni medici per assumere quelli scabrosi di oggetti proibiti. Soltanto negli anni Settanta, con l’emancipazione femminile e la rivoluzione sessuale, le cose cambieranno.

Fonte Focus

Foto di Jess Foami da Pixabay