Fentanyl un oppiaceo che uccide 1500 giovani alla settimana in America

Fentanyl un oppiaceo che uccide 1500 giovani alla settimana in America. Sul tavolo poste le problematiche della guerra in Ucraina, tensioni asiatiche e via discorrendo fra  il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il presidente Xi Jinping che si sono incontrati c’è stata anche un’altra tragica problematica da discutere, divenuta ormai in definitiva una questione a livello di sicurezza nazionale per l’America, è il consumo di fentanyl, un oppiaceo molto più forte della morfina.

 Il risultato ottenuto, ha riferito il segretario di Stato ai giornalisti, è che Usa e Cina Uniti sono ora «in trattative per istituire un gruppo di lavoro allo scopo di bloccare il flusso di sostanze chimiche che contribuiscono ad alimentare questa crisi». Ma di che si tratta e perché la questione è tanto cruciale per la Casa Bianca? E che c’entra la Cina?

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Il fentanyl è un oppioide sintetico, che nella sua versione farmaceutica approvata per la somministrazione viene utilizzato negli Usa come antidolorifico, per «lenire il dolore acuto, come ad esempio quello procurato dal tumore allo stadio avanzato», secondo i Centers for Disease Prevention and Control. È considerato tra le 50 e le 100 volte più potente della morfina. Ma da anni negli Usa è esploso il consumo di versioni illegali del fentanyl: somministrato in forma pura o in combinato con altre droghe, attrae i consumatori di cocaina ed eroina. Con quest’ultima condivide la proprietà tipica – quella di instillare effetti d’euforia – ma è stimato essere 50 volte più potente di essa.

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Risultato: il fentanyl si rivela uno strumento altamente letale: senza un rapido intervento medico, può procurare la morte di chi lo assume nel giro di pochi minuti. Ciò che è successo negli ultimi anni a un numero esorbitante di americani, soprattutto giovanissimi. Secondo il National Center for Health Statistics, a morire per il consumo, consapevole o meno, di queste sostanze sono oltre 1.500 persone alla settimana. Un fenomeno di nicchia diventato un allarme nazionale negli ultimissimi anni. Delle 100mila vittime di overdose negli Usa registrate in ciascuno negli ultimi due anni, oltre due terzi sono considerate essere causate dal fentanyl. Nel 2021, il numero di morti causate da oppioidi sintetici è stato di 67.325, in aumento del 26% rispetto all’anno precedente. Numeri che fanno di questa la più grave crisi di droga nella storia degli Stati Uniti.

Secondo gli esperti del settore, il problema del fentanyl è partito dagli eccessi di prescrizioni del farmaco antidolorifico, ma è poi dilagato a mano a mano che il mercato nero Usa è stato invaso di versioni illegali della sostanza – in forma pura, mescolata con altre polveri narcotiche o all’interno di pasticche. A dover gestire una crisi simile sono anche altri Paesi, quali Canada e Australia. Ma da dove arriva l’arma che sta facendo una silenziosa strage di giovani (e non solo) americani? Nella forma «commercializzabile», principalmente dal vicino Messico. Ma le autorità Usa sono convinte che la «materia prima», ossia le sostanze chimiche grezze di base, arrivino nel Paese centroamericano soprattutto via nave dalla Cina. I cartelli dei narcos messicani s’incaricano poi di assemblare la sostanza nella forma finale e distribuirla sui ghiotti mercati del Nordamerica.

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Ecco perché da tempo l’Amministrazione Usa premere perché Pechino agisca per fermare sul nascere il traffico illecito delle sostanze-killer. Fino ad ora, tuttavia, le autorità cinesi hanno alzato un muro di maliziosa indifferenza sul tema, sostenendo che i precursori del fentanyl non sono che sostanze chimiche come molte altre vendute tramite regolari canali commerciali. Le speranze dell’amministrazione Biden di strappare concessioni da Pechino sul tema erano state ulteriormente frustrate lo scorso agosto, quando la Cina aveva deciso di interrompere il dialogo con gli Usa su una serie di dossier dopo la visita dell’allora speaker della Camera Nancy Pelosi a Taiwan. Con la visita di Blinken di oggi, dunque, Washington spera di «ammorbidire» Pechino anche su questo cruciale dossier. Anche se da parte cinese non è arrivata sin qui alcuna reazione ufficiale in merito.

Fonte: Open.omline

Foto di Money.it